REGIO TEATRO ALLA CANOBBIANA
ISABELLA D'ARAGONA
DRAMMA LIRICO
MILANO, F. LUCCA.
13463
ISABELLA D'ARAGONA
DRAMMA LIRICO IX UN PROLOGO E DUE PARTI
DI
MARCELLI ANO MARCELLO
MUSICA DEL MAESTRO
Da rappresentarsi
AL REGIO TEATRO ALLA CANOBBIANA l'Autunno 1864
MILANO
COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA.
II presente libretto, essendo di esclusiva proprietà dell'editore Francesco Lucca, restano diffidati i signori Tipografi ad astenersi dalla ristampa dello stesso senza averne ottenuto il permesso dal su citato editore-proprietario.
PERSONA GGB A TTOZl i
ISABELLA D'ARAGONA, Reg- gente del Reame di Napoli . Sig.a Demi Elvira
ANTONIELLO CARACCIOLO, di lei favorito Sig. De Antonj Giorgio
RAIMONDO CARACCIOLO, suo
fratello Sig. Alessandrini Luigi
ROCCO DEL PIZZO , nobile ca- labrese Sig. Cotogni Antonio
FRA DONATO Sig. Daneri Ernesto
LEONORA, dama della Reggente Sig.a Besozzi Amalia
Un Nobile calabrese . . . Sig. Bertoni Pietro
Un Servo Sig. Archinti Gaetano
Un Domestico di Del Pizzo . Sig. N. N.
CORI E COMPARSE
Soldati — Popolani d'ambo i sessi — Famigliari
Damigelle — Cavalieri e Dame Nobili e dignitari del Reame — Paggi — Araldi Nobili calabresi — Mascbere — Popolo napoletano Guardie — Banda musicale, ecc.
La scena nel prologo è in Rosarno, villaggio nelle Calabrie; nelle altre due parti a Napoli.
L'Epoca al principio del XVI secolo.
Maestri concertatori a vicenda signor Cav. Mazzucato Alberto e sig. Pollini Francesco. Primo Violino e Direttore d'Orchestra sig. Cavallini Eugenio. Altro primo Violino in sostituz. al sig. Cavallini, sig. Corbellini Vinc. Sostituto ai suddetti, sig. Rampazzini Giovanni. Primo dei secondi Violini per POpera sig. Riva Felice. Primo Violino per i Balli sig. Melchtori A. Sostituto sig. Valsecchi A. Primo Violino dei secondi per il Bailo, sig. Ressi Michele. Prime Viole
per V Opera sig. Fiorati P. - pel ballo sig. Mantovani Gio. Primi Violoncelli a vicenda, per l'Opera o Ballo
signori Quarenghi Guglielmo e Truffi Isidoro. Primo Contrabasso al Cembalo sig. Negri Luigi. Sostituti al medesimo, signori Manzoni Giuseppe e Moja Aless. Primo Contrabasso per il Ballo, sig. Motelli Nestore. Primi Flauti
per l'Opera sig. Pizzi Francesco - pel Ballo sig. Zamperoni Antonio. Primi Oboe
per l'Opera sig. Gonfalonieri Cesare - pel Ballo sig. Ferrari Luigi.
Primi Clarinetti per l'Opera sig. Bassi Luigi - pel ballo sig. Varisco Francesco. Primi Fagotti
per l'Opera sig. Torriani Antonio - pel Ballo sig. Borghetti G, Primi Corni
per T Opera sig. Rossari Gustavo - pel Ballo sig. Caremoli Antonio. Prime Trombe
per l'Opera sig. Abbiati Gio. - pel Ballo sig. Freschi Cornelio. Primo Trombone sig. Cottino O. - Bombardone sig. Castelli Ant. Arpa, sig. Bovio Angelo. Timpani, sig. Garegnani C. - Gran cassa, sig. Rossi Gaetano. Organo e Fisarmonica, sig. Zarini E. Maestro e diretl. dei Cori sig. Zarini E. - Sostituto sig. Portaluppi P. poèta, signor F. M. Piave. — Rammentatore sig. Tirinanzi Gio. Buttafuori, signor Luigi Bassi. Scenografia: Pittore e Direttore, signor Peroni Filippo. Altro Pittore e Direttore in sostituzione al signor Peroni signor Carlo Ferrari, Professore aggiunto alla scuola di Prospettiva.
Artisti collaboratori, esposti per ordine di anzianità signori: Cavallotti D., Luzzi A., Aschieri G., Tencalla G., Lovati F., Steffanini ìl9 Crosti A., Frigerio A., Fanfani A. Comolli A., Sala L., Bestetti C, Belloni G. Appaltatore del macchinismo: signor Abiati Antonio. Fornitore dei Pianoforti: signor Erba Luigi. Vestiarista proprietario: signor Zamperoni Luigi. Proprietario degli Attrezzi, sig. Gaetano Croce. Appaltatore dell'Illuminazione, sig. Pozzi Giuseppf. Fiorista e piumista: signora Boroni Teresa* Parrucchiere: signor Venegoni Eugenio.
PROL 0 G 0
SCENA PRIMA.
Piazza di Rosarno. — Da un lato una chiesa, a cui mette uri ampia gradinata; sul dinanzi una taverna; dall' altro un palazzo. In fondo colline. — Si fa sera.
Molti Soldati stanno parte seduti e parte in piedi innanzi alla taverna, bevendo, giuocando e cantando.
Coko Al cozzo dei bicchieri ,
Prodi, facciam baldoria; Sospiro de' guerrieri É il vino e la vittoria. Il capo or ne circonda Del verde allòr la fronda; Facciamo di goder, Della ventura figli; È bel dopo i perigli Cantare fra i bicchier.
(bevono nuovamente e giuocano)
ALCUNI E il Capitano? (discorrendo fra loro)
Altri Dentro il suo tetto
Corse air amplesso della sorella.
I. A rivederla quanto diletto,
La sua Costanza, sì pia, sì bella!
II. Ei l'ama tanto!
I Tanto l'adora!
H. Di sua famiglia sol questa suora
A lui rimane.
Tutti (tornano a mescere) Beviamo a lor:
Che sian felici, gridiam di cuor.
(Tutti alzano ì bicchieri rivolti al palazzo e tornano a cantare)
6
PROLOGO
ÀI cozzo dei bicchieri , Prodi, facciam baldoria: Sospiro de' guerrieri É il vino e la vittoria. Il capo or ne ricorda Del verde allòr la fronda; Facciamo di goder, Della ventura figli; È bel dopo i perigli Cantare fra i bicchier.
(Si ode il lento rintocco della campana dell* agonia : i Soldati depongono i bicchieri e prestano orecchio)
Soldati Un infelice... presso «a morir...
Tregua alla gioia... Non un respir.
Dalia chiesa esce lentamente una processione di devote in veste bianca, velate, con ceri in mano, seguite da pa- recchie popolane; per ultimo Fra Donato. La pro- cessione cammina dimessamente verso il palazzo. Un Famigliare ne esce.
Coro di doinise Alla tapina ,
Che langue all'ultima Ora vicina, Un refrigerio Di santo amore Rechiamo, o suore.
(/ Soldati si levano V elmo e s' inginocchiano: alcuni chiamano il Famigliare e l'interrogano sotto voce)
SCENA II.
Soldati
Forse è Costanza, Per cui là pregano? Ben poco avanza A lei di vivere. Oh! di terrore Ne agghiacci il core!
Fam.
Soldati
(La processione è entrata nel palazzo i Soldati V hanno seguita. S' ode salmeggiare di dentro)
PROLOGO 7 Coro La salva , o Dio,
Dal morbo rio. Opra un miracolo Col tuo poter; Tu atterri e susciti Col sol voler.
SGENA III.
Terminata la preghiera escono dal fondo guardinghi Aia- touiello e Raimondo Caracciolo, il primo è pal- lido ed agitato.
Ant. In tempo forse io giungo. Ella vergava
Questo foglio con man debile e inferma,
Per richiamarmi a lei.
Non s'avverino, o ciel, i dubbi miei! Rai Calma, o fratel , l'affanno.
Io tei dicea, di non lasciar per questo
D'Isabella la corte: appunto in quella
Che il favor t' ha nomato
Primo ministro. ArvT. Ah, non avessi mai,
Spinto da te, mio demone, lasciato
Queste tranquille arene ,
Ov' era la mia pa^e, ogni mio bene! Rai. E la gloria, gli onor e l'alto grado
A cui tu tocchi già? A int. Vane chimere,
Baglior fugace e incerto,
Che mi lasciano il cor muto e deserto.
(Anloniello rimane cupo e pensieroso: poi quasi colpito da un9 idea funesta)
Odo sommesso un gemito, Come d'un cor morente, Che mi sgomenta l'anima. Mi chiama delinquente. Di quella mesta giovine, Che forse muore adesso, È il gemito sommesso Che paventar mi fa.
8 PROLOGO
Non oso all'aura chiedere Novelle di colei: Perchè, se rispondessero Ch'è morta, io pur morrei. , Ma non son io colpevole Del barbaro abbandono... Un infelice io sono, Degno d' eguaf pietà 1
((Jontinuano i lenti rintocchi della campana: ripassa la prò- cessione^ seguita dai soldati 3 dai famigliari Jt ecc. 3 tutti a capo chino: Antoniello e Raimondo entrano in chiesa. Molli soldati e famigliari rimangono nella piazza.)
SGENA IV.
Iloceo l&el Pizzo esce dal suo palazzo fremente e con- trafatto: lo circondano alcuni attenenti alla sua famiglia. I Soldati e i Famigliari gli si appressano.
Còro Più che il duolo sul Ino volto
II corruccio hai tu scolpito, Roc. E si rio, che in petto accolto
Sino il pianto fa' ha impedito. Mentre io là sudava in guerra,
In favor della mia terra ,
Un infame, un maledetto
Penetrava nel mio letto:
La sorella mi sedusse,
L'avvenire le distrusse:
Ne moria di disonore
Il cadente genitore,
Che sdegnoso all' ultim' ora
La tradita maledì. Ah! la misera mia suora
Di cordoglio pur mori! Coro E quell'empio, o capitano,
Non cadea da te svenato? Roc. Io finor ho chiesto invano
Chi mai sia lo scellerato.,.
PROLOGO 9 Ah ! spirò la mia Costanza ; Nè quel nome pronunciò ! Coro Lo saprai.
Roc. Ben n'ho speranza...
Io giurai... Lo troverò...
(con impeto soffocato di sdegno)
È la morte poca pena All' atroce suo misfatto : La vendetta sarà piena Se infamato io lo vedrò. S'egli esangue fosse tratto Da qualcuno a' piedi miei : Io rimorso sentirei ■ Perchè un altro il trucidò! Coro Aspettar tu forse dèi ,
Ma sfuggirti egli non può.
(/ soldati e gli attenenti sono frementi)
Ei non osa al nostro sguardo Di mostrarsi...
Roc. {urlando con rabbia) Egli è Un Codardo.
S'egli ha nome e cor, per Dio!
Si palesi ! (aggirandosi per la scena)
SCENA V.
.iratoniello trattenuto invano da Raimondo si mostra in alto della gradinata ; poi fr'ra donato e detti.
Art. [con voce ferma) EcCO : SOn ÌO.
Uccidetemi : la morte Sia la pena al mio fallir.
Roc. (cava il pugnale e sale rapidamente la scala,, gridando :)
Muori !
(mentre alza il braccio per ferirlo si presenta sulla porta della chiesa Fra Donato che si fa scudo ad Antoniello)
Fua D. Innanzi a queste porte !
Non ti senti abbrividir ?
(Silenzio e stupore generale)
Isabella d'Aragona "2
PROLOGO
(Rocco scende lentamente , così Anloniello e Raimondo, Fra Donalo solo rimane sul limitare della chiesa severo e solenne)
Colà, de la tua suora
Calda è la salma ancora,
Ella nell'agonia
Parlato ha di perdono ;
Senza raneor salia
Del Dio di pace al trono,
Compisci il sacrifizio ,
0 figlio sventurato ;
Perdona! e perdonato
Sarai tu pure un dì. Lo veggo, il mio rimorso
Può nulla sul trascorso.
Un lampo passaggiero
M'ha il ciglio abbacinato:
In faccia al mondo intero
Mi grido scellerato.
10 sono inerme, svenami, (« Rocco) Svenami, tu n'hai dritto:
11 nero mio delitto
10 sconterò così.
Ah! ratlener la mano (« Fra Donato) Tenti, Donalo, invano. Dalla sua tomba s'alza A domandar vendetta :
11 padre che m'incalza
E a compierla m'affretta. Quanto aspettò la misera, Quanto soffrì, lo sai. Cada svenato ornai Il vii che la tradì. Ah! non tei dissi, improvvido, Che t' attendea periglio : Or, bada al mio consiglio; Vieni, fuggiam di qui.
(ad Anloniello cercando di trarlo lontano)
PROLOGO li
CORO D'ATTENENTI (a fiocco sottovoce)
Nascondi Y ira , simula :
Rispetta Torà, ii tempio.
Morrà, morrà quell'empio
Che il sangue tuo tradì. Cono di pop. Quante sciagure accumula
Questo nefasto di ! Fra D. Perdona ! (a fiocco)
Roc. (da se) (A VÌI patibolo (guardando Ant.)
Vendetta lo trarrà :
Ma pria trafitto esanime (rivolto a Raim.)
Raimondo al suol cadrà.) Rai. (da sè) (Fiero disegno ei medita:
Nasconderlo non sa.) Ant. (Se mi vedesse l'anima,
Gli desterei pietà.) Fra D. Perdona! e il ciel medesimo (a fiocco)
A te perdonerà.
(Raimondo trae seco a /orza Anloniello che sì volge e guarda il palazzo di Costanza; Rocco lo segue collo sguardo j e accenna di vendicarsi: indi è tratto al suo palazzo dagli attenenti. Fra Donato rientra in chiesa. Il popolo si ritrae costernato,)
FINE DEL PROLOGO*
PARTE PRIMA
SGENA PRIMA.
Magnifica sala nel palazzo della Reggente; porte laterali, una in fondo. Tutto è ricco e sontuoso.
damigelle rivolte air appartamento della Reggente, aspettandola: quindi Isabella, poi Leonora.
Dam. adorna : ed esci bella
Qual mattutina stella , Un giorno lieto e splendido Isabella, per te questo sarà. Isa. Non mai per me risorse
Più promettente il sol. Oggi ritorna Il mio prode Caracciolo; colui Che del mio regno è gloria ed è sostegno; Onore di lui degno Egli oggi troverà su queste arene. (E in esso io fìa che trovi ogni mio bene.) Dam. Tardar non può.
ISA. (guardando attorno) Nè ancora
Tornata è Leonora
Che incontro a lui mandai ?
Dam. Eccola, (guardando verso la porta di mezzo) Leo. («ppena vede Isabella, si turba e si arresta)
La Reggente! Isa. (fissandola) C!he cos' hai ?
Leo. Forse non sarà vero... (imbarazzata) Isa. Parla...
Leo. Un ignoto sovra il mio sentiero
Incontrai... Jsa. Che ti disse ?
PARTE PRIMA 13 Leo. Ch5 ai Caracciolo incombe alta sciagura
In questo giorno ! Isa. E quale?
Leo. Io non saprei... L'incognito disparve...
Isa. (inquieta e turbata)
Vanne... corri... ricerca e ovunque chiedi Nuove... Non sarà ver!... Poscia qui riedi.
(Leonora parte. Isabella rimane in preda all'agitazione)
Isa. (Pur un segreto palpito
L'afflitto cor mi scuote; E mi conturban l'anima Mille paure ignote. Il vaticinio arcano !Mi grida in fondo al cor. Cielo, deh! fa che vano Torni ogni mio timor.)
(suoni di musica festiva al di fuori del palazzo)
Quai suoni !
SCENA IL
Leonora e dette.
Leo. Di Caracciolo
Annunzian la reddita. Isa. Ogni temenza il giubilo
Ha dal mio cor bandita. Dam. Deh! scaccia lo sgomento:
Ogni timor fini. Isa. Ei viene... Oh! come lento
Va il tempo in questo di.
(con indicibile trasporto di gioia)
Ah ! potessi col desio
Affrettar dell'ore il volo,
Coi sospiri del cor mio
L'ali al tempo raddoppiar. Ei ritorna: e il cielo, il suolo
Ride , splende d' ogni intorno.
14 PARTE
II pensier del suo ritorno
Non può l'alma sopportar. Dam. Ecco, lieta al suo ritorno,
Tutta Napoli esultar.
(Isabella torna ai suoi appartamenti; le damigelle si ritirano)
SCENA III.
Piazza di Napoli tutta addobbata e parata a festa; sven- tolano bandiere sui veroni e pendono ricchi arazzi dalle finestre. Nel mezzo sorge un magnifico palco a cui si ascende per gradini coperti di ricchi tappetif esso e deco- rato con una ricchezza veramente regale e coperto di un velario a frange d'oro: alcune guardie all'intorno.
S'odono da lunge suoni festivi che si avvicinano. Intanto si mostra pallido Rocco gìefi-SPizzo.
Roc, Tutto festeggia : io solo
Covo nel seno interminato duolo...
L'ora è venuta... Ah! mai
Esser cosi vicina io la sperai...
Tanto giubilo in breve
Sarà da me distrutto,
Ed ogni festa convertita in lutto.
(/ suoni sì sono fatti più vicini: Rocco Jr emendo, e minacciando colla mano vendetta, corre frettoloso alla reggia. A poco a poco cominciano a sfilare nella piazza le truppe , alla cui lesta è la banda musicale; alfieri che recano bandiere. Dopo V esercito , che si pone in due ale intorno al palco, si avanzano paggio araldi, nobili, dignitari del regno, che si collocano sulla gra- dinata del palco. Il popolo innonda la piazza.)
Coro gei*. Dal Sebeto , dal patrio Tirreno
Parta un grido festoso d'intorno, Ed annunzi in sì fulgido giorno L'esultanza d'un popolo inter. Sorse il sole più lieto e sereno, La natura sorride e si abbella: Poiché spande la grande Isabella In ogn' alma letizia e piacer.
PRIMA
SCENA IV.
Intanto sono saliti sul palco Antonietta Caracciolo Fra lionato, seguiti da un paggio che sovra un cu scino reca una ricchissima spada. Tutti fanno silenzio.
Ant. D' Isabella il favor m'ha nominato
Suo primiero ministro :
È grazia questa, ch'ogni mia speranza,
Ogni mio merlo supera ed avanza.
Come finor devoto
Consacrai di mia vita ogni pensiero
Al ben del regno intero,
Così riconoscente
Di questo nuovo onore,
Qui, de' grandi e del popolo al cospetto,
Ad Isabella fedeltà prometto. TuTTiCaracciolo, il tuo merto
Degno ti rende anche del regio serto. Art. A tanto io non aspiro:
Mi basta che Isabella
Sappia ch'io gli son grato,
E n'abbia un di memoria:
In obbedirla io pongo ogni mia gloria. TuTTiObbliar non lo puote.
FiU D. (togliendo dal cuscino del paggio la spada)
In guiderdon de' tuoi Molti servigi in bene dello Stato, Quesl' acciar prezioso ella t' invia. Tutti Viva Isabella!
Art. Oh immensa gioia mia!
Fr.A D. (presentando la spada a Caracciolo che si prostra)
Questa spada, o cavaliero, Che da lei l'è data in dono, Usar dèi geloso e altero In difesa del suo trono. Ella sia de' dritti ultrice, Del tapin , dell'infelice;
16 PARTE
E combalta per i' oppresso Che va squallido e dimesso: Ruoti contro gli oppressori, Contro gli empi e i traditori : E se mai la patria chiede Il tuo braccio, il tuo valor, Pien di speme, pien di fede Dèi snudarla in suo favor.
Awt. (accettando la spada con entusiasmo)
Io ti stringo, o sacro acciaro,
10 ti bacio e al sen ti premo, Mi sarai compagno, e caro Fino al giorno mio supremo. Sempre a me ricorderai Quella man che a me ti diè: E per sempre, o spada, avrai
11 mio voto, la mia fè.
(rivolgendosi ai Cavalieri che V attorniano)
Incrociate, o cavalieri,
Colla mia la spada vostra:
(ì Cavalieri cavano la spada)
Odan nobili e guerrieri L'alto giuro a pronunziar. Fiu D. Prono, o popolo, ti prostra L' alto giuro a confermar.
{/ Cavalieri fanno un cerchio attorno a Caracciolo, in-, crociando le spade: sull'alto Fra Donato leva le mani al cielo , e li benedice. Il popolo s* inginocchia)
Tuttì Innanzi al sol che illumina Questa gentil contrada, Giuriam su quella spada Al trono fedeltà. E quando della patria Ci chiami alcun periglio, Giuriam con fermo ciglio Che salva ella sarà.
(Inulti si levano: i Cavalieri alzano le spade 3 il popolo agita berretti festeggiando Car acciolo)
PRIMA
SGENA V.
Sala come prima. S'avanza Rocco Del Pizzo, poi Isabella.
Roc. (introdotto da un famigliane)
Ad Isabella io chiedo
Di favellar e tosto. Alta cagione
A lei fili tragge. Va. (U J famigliare parte)
Ombre implacate Di padre e di sorella, Della nostra vendetta Ecco la desiata ora s' affretta.
{Isabella esce accompagnata dalle guardie)
Isa. Che chiedete da me?
Roc. Da solo a sola
Favellarvi. Isa. Chi siete?
Roc. Tal che svelar vi debbe atroci arcani.
Isa. Ognuno SÌ ritragga, ih guardie partono. Isab. siede)
Or, favellate. Roc. Mentre tutto d' intorno È festa in questo giorno, Poiché a sublime grado un uomo ergeste, Ch'ha il favor vostro intero; Nell'ombra, nel mistero, Si consumava orribile delitto : Fu Raimondo Caracciolo trafitto !
Isa. (9t a^za sgomentata e fremente)
Tu menti!
Roc. Io Io vidi nuotar nel suo sangue
Versato da cento mortali ferite. Isa. Il vero mi narri?... Lo spirto mi (angue...
E il reo? Roc. Niun conosce.
Isa. Ma come ?
Roc. M' udite.
PARTE
Mistero profondo ricopre il misfatto : Da mano sicura quel colpo fu fàtto. Indarno oprereste minacce, torture... Fien vane le preci, fìa vana la scure... A me solo è noto chi sia l'assassino, E a un patto soltanto lo posso svelar. Ignoto mortale, ti. manda il destino: Di tutto disponi ; non dèi che parlar, Dovizie domandi ?
Non calmi dell'oro.
Onori vagheggi ?
Li ottenni sul campo. Ma dillo tu stesso, qual avvi tesoro Che possa appagarti? Io spasimo, avvampo. Un giuro solenne vi chieggo, Isabella, Io vengo soltanto giustizia a implorar. Giustizia !...
D' un empio...
Giustizia? Favella Istoria di pianto m' è forza narrar.
(Isabella gli si accosta con sollecitudine)
Una bella giovinetta,
Come uri angiol casta e pura, Vivea calma e benedetta Nelle sue paterne mura. Giovin ricco, seducente, Lusingò quell'innocente, Che, inesperta come eli' era, Nel giardin scendea la sera , Quando il cielo era stellato, All' amplesso desiato... Ed il vii, giurando amore, Profanò quel verghi fiore... Poi da lei fuggì lontano , Richiamato , atteso invano. E la misera, reietta, Dal suo padre maledetta ,
PRIMA 19 Di dolor, di pentimento E d'amore • tramortì... La vergogna ed il tormento Han reciso i suoi bei di !
Isa. (rimane intenerita j asciugandosi gli occhi)
Ah! le lagrime, i singulti,
Della mesta l'abbandono,
Non andranno a lungo inulti ;
Non invan potente io sono.
Non è questa una vendetta,
É giustizia eh' io farò. Il doler della reietta
A morir Io condannò.
Ma chi è questi ? Roc. È in vostra Corte.
Isa. È già scritta la sua morte.
Roc. Ma... penlirvene potreste...
Isa. Il mio giuro non aveste?
L' uccisor di Raimondo
Io sapere allor potrò ! Roc. È a me noto, noi nascondo;
Ed a voi lo svelerò.
(Isabella trae Rocco ad una porla laterale. Gli fa cenno di enlraie ed aspettare i suoi ordini) Isa. Olà! (chiamando tutti di sua Corte)
SCENA VI.
Cavalieri, Nobili, Darne, ecc., che sMnchinano ai co- spetto di Isabella ; per ultimo Fra Donato , quindi a suo tempo Anlouiello Caracciolo*
Isa. (con maestà mettendosi in mezzo a tutta la sua Coìrle)
Orrenda novella Darvi degg'io, signori, Dell' illustre Caracciolo il germano Fu trucidato!
(Tutti rimangono colpiti e costernali)
FnA D. È vero dunque?
20 PARTE
Isa. È vero.
CoRoRaimondo ucciso?
A NT. (a queste parole si avanza fuori di sè , pallido e mal reggendosi)
Ucciso mio fratello? (Per mia cagion dischiuso un altro avello!)
FflA D. (accorre a consolarlo^ abbracciandolo paternamente)
Isa. Finor è ignoto l'omicida a tutti:
Ma scoprirlo poss' io. m Coro A morte! A morte! Isa. Chi svelar mi debbe
L'arcano da me chiede un giuramento:
Che fìa da me punito
Tal di voi, che una vergine ha tradito,
A cui fede ha giurato ;
E che, sedotta, ha poscia abbandonato.
(Tutti si guardano in faccia l'un V altro trepidi e muli) A NT. (nascondendo il volto sul petto di Fra D._, e fra se)
(Oh sorte funesta! La merto, o Costanza: Ornai di salvarmi non v'ha più speranza.)
Isa. (levandosi in piedi severamente passeggiando innanzi ai Cav.)
Ed avvi qualcuno, signori, tra voi, Che ardisca, macchiato di tanto delitto, Venirmi dinanzi ? Cav. (meravigliati e offesi) L' infame è tra noi ?
Isa. (guardando tutti in volto)
Ne vegga il rimorso sul suo fronte scritto! Cav. Di noi dubitare potreste? Isa. Vi giuro:
Qualunque egli fosse punito sarà. Tutti Giustizia è codesta. Isa. (sempre con maggior calore) Morrà lo spergiuro:
Poc'anzi ne diedi mia fede, morrà. Cav. Ma forse è menzogna... (dubitosi) Daivie (rassicurandola) Inganno, Isabella...
Isa. Adunque quell' uomo vi volle tradir !
Roc. (uscendo improvvisamente e gridando)
No ! (si avanza con passo sicuro vicino a Car.y additan- dolo a lutti) Questi è il fellone.
(Anloniello rimane sbigottito e china gli sguardi)
PRIMA ài Roc. (con iuonó minaccioso) per me ti favella
L' estinta mia suora !
Isa. {yedendo Carne, non rispondere comprende ogni cosa, e cade tramar dia sulla sedia) Mi sento morir ! (A poco a poco, in mezzo allo sbigottimento generale 3 ella si leva, e si fa presso a Caracciolo, che trae innanzi par- lando sommessamente a lui solo)
Isa. Tu non rispondi... Crudel mistero I...
Sì reo saresti ?... Fosse ciò vero !... Ah no, ti scolpa... sgombra il sospetto... Un detto... un detto... Mi scoppia il cor!... Ed io di gloria t'avea coperto;
{con passione quasi piangendo)
A te pensava cingere il serto...
Ogni speranza per te perdei,
Il riso hai spento de' giorni miei,..
Quanto t' ho amato fìnor tu sai ,
Or proverai il mio furor. Art. Che dir poss' io... Smarrito io sono...
Neppur m'è dato chieder perdono...
Tradito ho un angelo : per me moria :
Giusta è, lo veggo, la pena mia.
Solo la morte porre può un termine
Al mio rimorso, al mio dolor. Roc. Ei tace e freme !... reo si confessa...
L'ora suprema... per lui s'appressa..,
Dal tuo recente sepolcro esulta
Non fia che resti, sorella, inulta;
Io 1' ho giurato : morrà quel perfido
Che straziava quel vergin cor. Fiu D. Ora tremenda... Fatai momento...
Venuto è alfine... fremo d' orror.
Or di salvarlo più non m'attento:
Del ciel lo colse giusto rigor. Coro Ei reo cotanto!... chi detto avria ?...
La morte è pena... di tanto error...
Non v5 ha clemenza , colpa saria :
Muoia sul palco del disonor.
18 • PARTE
A*T. (a^-a fine mettendosi in mezzo a tutta la Corte risolutamente e dandosi per vinto)
Poi che morire io deggio , Segna la mia sentenza : Ma senza infamia io chieggio Morir.
Isa. Ah! si...
Fra D {implorando) Clemenza !
Roc. No : la sua morie io chiamo
E il disonor.
Isa. {fuori di se piano a Bocco) _\Ja j0 l'amo.
Roc. E l'amò pur Costanza! {sottovoce ad hai.)
Isa. (Mi toglie ogni speranza!)
Ast. Ebben, dov'è il carnefice? (con disperazione)
Isa. Ferma, (volendo quasi arrestarlo)
Roc. Perchè?... (frapponendosi)
Isa. (balenando in mente ima speranza)
Tu pria Promesso hai di commettere Un empio in mano mia, Del prode suo germano L' uccisore. Roc. Nè invano
Io l5 ho promesso. Io resto Mallevador di questo , In tuo poter se vuoi.
Isa. (Lassa! perduto egli è.) (cadendo sulla sedia)
(Un dignitario depone sulla tavola ad Isabella un foglio t in- aitandola a sottoscriverlo. Isab. è commossa e tremante) Roc. Segna,.. (con solennità)
Isa. (soffrendo) Cfudél... e puoi?
Roc. Rammenta i giuri tuoi !
Alcun Muoia ! Titti Giustizia eli' è ! !
(Dopo aver per alcun tempo esitalo^ ad uno sguardo di Bocco e della Corte fremente. Isabella sottoscrive la sentenza: poi esclama fuori di sè)
PRIMA 23 Isa. (Ed io stessa che tarilo l'ho amato Condannarlo alla morte dovrò. Il mio strazio , il mio duol disperato Uman cor sopportare non può.) A int. Sì, son reo, ma ben più sventurato: Cruda pena il destin mi serbò. Ecco alfine tu sei vendicato ; (a fiocco) Coir infamia sul fronte morrò. Roc. Hai veduto il fratello svenato : (ad AnU) Per te pure il dolor cominciò. Non indarno l'onore hai macchiato; L'onta il cielo a te pure serbò. Fha D. Qui giungendo, calmar ho sperato Quel furore che primo scoppiò. Tornò vana la speme; è segnato; Morir de5 chi altrui morte costò. Cono Questo dì che sì lieto è spuntato , Come tosto il dolore cangiò !
(Antoniello parte fra le guardie. Disperazione d'Isabella Gioia di Rocco. Sgomento degli astanti.)
FINE DELLA PARTE PRIMA,
PARTE SECONDA
SCENA PRIMA.
Antica sala terrena nel Castello. Le porte sono chiuse. Una porta segreta. Un tavolino e sedie.
&ntoniel!o solo , seduto colla fronte appoggiata.
st. A. tal son giunto ornai, che nullo evento Più terrore mi fa. Ieri ad un passo Dal trono appena, e adesso Ad infame patibolo si presso!
(si leva e passeggia lentamente)
Quanti pensieri errar confusamente
Veggo ne la mia mente ..
Ecco, la pia Gostanza
Di duol consunta; il mio fratel trafitto;
E Isabella infelice
Eternamente... Oh! a lei pensar non lice.
(siede abbandonato)
Ah nessun comprender puote Il più rio de' miei tormenti ; Niuno sa le pene ignote Che fan guerra nel mio cor.
Fra i rimorsi più cocenti , Da cui V anima rifugge, Una fiamma fili distrugge: De9 rimorsi eli' è maggior.
(si schiude la porta segreta e si avanza una donna velata)
SECONDA
25
SCENA li.
Isabella, ed Anioniello.
Aivr. Chi s' avanza?... Il carnefice!... Isa. (scoprendosi) Una donna
Che t' ama e li vuol salvo.
AìNT. (riconoscendola; colpito di meraviglia) Eleni 0 Iddio !
Isabella?... Isa. Isabella! Aut. È sogno il mio?...
IgA. Salva i tuoi giorni. (con sollecitudine)
Art. (con dignità) E che mi cai la vita
Senza P onor ? Isa. E della mia, spietato,
Non hai pietà ? - M* uccidi !
AUT. (guardandola commosso) Q sventurato !
Isa. Una segreta uscita (con ansia)
IVP è nota... È pronto un navicello... In Corle Oggi il terz' anno della mia reggenza Si celebra: la festa è d'ogni intorno... Dalla notte protetti e ascosi il volto Da impenetrabil maschera... potremo Non visti trasfugarsi... Un mio fidato
Ambo COlà ci aspetta, (pigliandolo per mano)
A int. Morir mi lascia, (ricusando)
Isa. (animosamente) Per pietà! ti affretta.
Ant. (rimane meditando coprendosi la fronte)
Isa. Se vana per commoverti (con estremo dolore)
Torna la prece mia, Dal suo recente tumulo Ascolta quella pia... Disprezza i pianti miei , E vivi almen per lei!
Vieni, (cercando trarlo con sè)
Ant. (commosso) Isabella, taci...
Le smanie mie voraci Non addoppiar.
M PARTE
Isa. Mi prostro, (inginocchianti.)
Vedi, piangendo al suol. Aut. Io sono un empio, un mostro!
Isa. Empio?... Noi Sei tu SOl... (palesandosi)
AnT. Tu Io dicesti!... (fissandola)
Isa, (chinando il volto) Misera!... Art. E il sacro giuramento?
Isa. Lo sprezzo , Io dimentico : (deliberata)
Rea più di te divento.
Dello spergiuro orribile
II ciel mi punirà.
Io t' amo ! (abbracciandolo)
A wT. E iniqua renderti
Vuoi tanto? No!
(sciogliendosi dalle sue braccia) Isa. (cadendo a' suoi piedi) Pietà ! !
(Un momento di silenzio: Isabella s'alza tristameste)
Senza di te che valgono Gloria, grandezza, onori? Trono è d' un alpe il vertice A due fidati cuori: Per due felici amanti Anco il deserto ha incanti... Vedi, per te dimentico I giuramenti miei: Tu solo Dio mi sei, Vita, speranza, amor. Am. Ah l'amor tuo m'affascina,
Mi rende vii demente. M'odi, Isabella, abborrimi, Son troppo deliquente. L' onta ond' io vo coperto Solo portare io merto. Quei detti, quelle lagrime Hanno il mio sen trafitto: Nuovo e più reo delitto Risparmia a questo cor.
SECONDA Ti Isa. E inflessibile tu sei ?
(decìsa e rasciugandosi le lagrime)
A. nt. Vo' salvare a te V onore.
Isa. Noi potresti... Udir mi dèi.
(lo prende per mano con energia)
Tanto grande è questo amore Che m' ha l'alma accesa e vinta, Ch'io cader qui giuro estinta, Se tu resti...
(cava un pugnale e minaccia ferirsi) ÀEST. (colpito dal suo coraggio) I0 son perduto.
Isa, Meco fuggi... o morirò...
E assassin sarai creduto!...
AlNT. Ferma ? (cercando carpirgli il pugnale)
Isa. Fuggi... (traendolo con violenza)
Art. Oh, sì, verrò.
(uinlo dalla passione d'Isabella)
A te cedo; io m'abbandono
All'avverso mio destino.
T'amo io pur, tuo schiavo io sono;
Pendo ornai dal tuo voler.
Di te farmi l'assassino?...
Si sconvolge il mio pensier. Isa. Egli cede all' amor mio :
Salvo è ormai da infame morte!
Ti ringrazio, o sommo Iddio,
Colla voce e col pensier.
Il mio giubilo è sì forte
Che noi posso sostener. Fra brev' ora qui m'attendi.
Teco il fato io sfiderò. Ant. Forsennato tu mi rendi:
Più pensier, più cuor non ho.
(Isabella parte per la porta segreta j Ant. si ritrae)
m
PARTE
SCENA III.
Terrazza in riva al mare. Da un lato il palazzo reale in- ternamente illuminato. Dall'altro, ingresso ai reali giar- dini. Infondo il golfo di Napoli , la riviera , ed il Vesuvio. Notte con luna.
S1 avanzano guardinghi alcuni Cavalieri Calabresi , coperti di mantelli: essi girano per la scena, guardando intorno.
Coro a parti Si fa notte. - Ancor non venne :-
Tardar molto ei non dovrà. -
La sentenza? - Egli l'ottenne. -
E Caracciolo ? - Morrà! -
Alla festa è la Reggente :
Ma un proposto arcano ha in sen.
Essa T ama ardentemente...
Sospettar di lei convien. Tutti (sotto voce)
Del terribile castello
Ogni varco, ogni cancello,
Da fedeli è ben guardato,
E spialo ed osservato :
Nè la nostra vigilanza
Ingannata resterà. Di salvarlo la speranza
A lei vana tornerà.
SCENA IV.
Iltocco fi&el Pizzo con lungo mantello e gran cappello sugli occhi: dopo avere osservato intorno si avvicina ai Nobili.
Roc. Amici ! L' onor mio
E il vostro avran vendetta.
CORO (andando incontro) \\ favorito ?
Roc. Fra poco egli s'appressa
Sovra il palco a lasciar F infame testa.
SECONDA II forsennato amor della Reggente Ci può deluder tutti. Il giuramento Ch'ho strappato da lei sol la costrinse A segnar la sentenza. Ella ne freme , E forse ancora di salvarlo ha speme. Ah ! nel veder le lagrime
Del crudo suo dolore,
Quasi ho sentito vincere
Per la pietade il core.
Ma, sventurata e bella,
M'apparve la sorella ,
Che con acerbo grido
Dirmi parea così :
Vendetta dell' infido
Che 1' amor mio tradì ! Coro Te, spento il reo Caracciolo,
Poscia salvar sapremo. Roc. Muoia : poi vado intrepido
Al mio destino estremo.
SCENA V.
8Ju Mobile Calabrese, e detti. Tutti lo circondano.
Roc. Parla, (andandogli incontro)
Nob. Una fuga tentano, {sottovoce)
Roc. Chi?... Dove?...
Nob. (con grande mistero) Un navicello
Vidi approdar, là, tacito,
Ai piedi del castello... Roc. Tradir ci voglion essi?
Coro Chi mai ci può tradir ?
Ove vegliam noi stessi ,
Niuno potrà fuggir.
Roc. (nellJ eccesso deW ira)
Non v'hanno deserti cotanto lontani
Laddove a' miei sguardi si possan celar, Non mari, non monti sì inospiti e strani Cui vigil vendetta non possa varcar.
m PARTE
Infino eh' io spiro quesl' aura vitale , Infino ch'io stringo furente un pugnale; A entrambi sovrasta tremenda la morte: Spergiuri , infedeli , dovranno perir.
Coro Decisa d' entrambi , giurata è la sorte : Spergiuri, infedeli, dovranno morir.
(Rocco si ritrae verso il palazzo,, gli altri verso la spiaggia)
SGENA VI.
Cavalieri, Dame e Leonora dal palazzo, la maggior parte mascherati. Mentre si ode dall' interno la musica della danza, cantano il seguente
Coro Viva, viva la nostra Isabella,
Del reame V orgoglio e 1' onor ! Chi di lei più felice, più bella? È di tutti la speme e l'amor.
(passeggiando e guardando alla marina)
L' onda è tacente e placida , L'aura serena e azzurra: Con un tranquillo palpito Appena il mar susurra. Già l'agile barchetta Ne aspetta nel suo sen. Ecco la luna argentea Che a illuminar ci vien.
(Il coro si ritira per la gradinata alla spiaggia dietro il palazzo)
SCENA VII.
Isabella ed Antoniello mascherati ed abbracciati; Rocco nascosto.
Isa. Vieni , raffrena i palpiti :
Nessun uscir ci vide.
Tutti pel mar si mossero:
Il cielo ne sorride. Ant. Tu reggi i passi miei :
La guida mia tu sei. Isa. Vieni , fuggiam...
SECONDA SÌ Roc. (uscendo improvviso) 0 perfido ,
Caracciolo tu Sei! {strappa la maschera ad Aut.)
Ant. Egli!... È ben giusto!...
Isa. ia R°cco frapponendosi) Barbaro !
Roc. Morir, morir tu dèi. H Antonello)
Isa. (gettando la maschera, e come fuori di sè a Rocco)
Spietato , per commoverti
Quali userò lamenti ?
Vuoi tu sospir, vuoi lagrime.
Vuoi disperati accenti ?
Se mi domandi un trono,
Pronta ad offrirlo io sono.
Chiedi regnar? perdonagli:
E un trono io ti darò. Se la sua morte vuoi ,
Un vii ti chiamerò. Roc, Io vile? 0 donna, giudica
Se il vii fra noi son io,
Da quest' istante 1' arbitra
Tu sei del viver mio :
Solo per questa mano
Caduto è il suo germano.
Or la mia vita prenditi ,
È dessa in tuo poter. Un giuramento , o perfida ;
Apprendi a mantener. Ast. Per me non voglio grazia, (a Rocco)
Conosci i sensi miei :
Pietà discendo a chiedere
Soltanto per costei.
Una novella vittima
Del tuo furor fai segno :
Disarmi in te lo sdegno
Il suo terrore almen. Per me la morte è un termine
Che desiato vien.
ROC (esultando della pena di Anioniello)
Tu soffri!... Ah! le tue lagrime Son dolci a questo sen !,..
32 PAH TE SECOISDA
. Isa. Vieni, (cercando strappare a forza Anloniello)
Roc, Col suo cadavere
Di qui tu fuggirai, {cava il pugnale e lo pianta Isa. Dio!... Sangue!... in seno ad Antoniello)
Art. (cadendo) Dal patibolo
Almen salvato m' hai.
Isa. Soccorso!... (gridando forsennata)
SCENA ULTIMA.
Fra Donato alle grida accorre frettolosamente, e detti.
Fra D. (atterrito) Quai grida ?
ÌSA. (aggirandosi per la scena) Caracciolo muore. Costui IO trafisse, (mostrando fiocco)
Fra D. (scorre a sostenere Aut.) Che veggo!... Oh terrore!
A EST. (sostenuto da Fra Donato a cui parla interrotta mente)
0 padre ., nessuno mi trasse a morire... Io solo... già stanco dal lungo soffrire... Dall'onta d'un palco... salvarmi ho voluto...
(volgendosi a Rocco che lo contempla corrucciato)
Perchè tu mi guardi... si truce, sì muto?... Perdonami adesso, coni' io ti perdono: Le colpe espiate col sangue già sono. Fra D. Iddio ti perdona, e t' offre t amplesso , Mercede agli eletti, che in terra soffrir.
Isa. (chinata sul corpo caduto di Anloniello)
Che vale a me pure il viver adesso, Se sola mi lasci fra tanti martiri
Roc. (Commosso a pietade ho il cuore per esso: La foga dell' ira già sento languir.)
Art. Venite al mio seno... Perdono!..
Fka D (a fiocco vedendolo afflitto) Egli muor.
Art. Addio... (spira)
Isa. Non morire... (/«ori di se)
FiuD L'accolga il Signor!
(fiocco nasconde il viso fra le' mani. Isabella si slancia sul cadavere di Anloniello. Fra Donato alza le mani al cielo.)
FINE.
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